Doppio apprendimento linguistico: perchè iniziare da piccoli

Doppio apprendimento linguistico: perchè iniziare da piccoli

Per molti anni si è erroneamente pensato che il cervello del bambino avesse forti difficoltà a sostenere il doppio apprendimento linguistico.

Si è spesso creduto che l’apprendimento precoce delle lingue non fosse positivo per i bambini e potesse creare difficoltà nell’acquisizione della lingua madre. In realtà è tempo di sfatare questo mito: in questo articolo si parlerà infatti di come un bilinguismo precoce possa invece aiutare nella crescita, sia psicofisica che emotiva.

Il cervello umano è un sistema estremamente complesso;  ha circa 100 miliardi di neuroni e ogni neurone possiede in media 1000 sinapsi che lo collegano ad altri neuroni. Se moltiplichiamo i neuroni e le sinapsi , otteniamo il numero delle connessioni cerebrali: 100.000 miliardi.

Oltre alla complessità il cervello presenta una seconda caratteristica fondamentale: “il cambiamento”.  Alla nascita il bambino possiede quasi tutti i neuroni, ma non sono formati che pochi collegamenti fra essi (sinapsi), solo quelli essenziali alla sopravvivenza fisica. Man mano che il cervello si sviluppa, diventa più grande e con una maggiore densità neuronale. Il cervello di un bambino di tre anni ha raggiunto circa il 90% della dimensione che avrà da adulto.

La crescita di ogni regione del cervello dipende dalle stimolazioni che essa riceve e quindi dalla possibilità di creare nuove connessioni tra i neuroni. Fino agli otto anni di età vi è un rapido sviluppo delle sinapsi; successivamente si assiste a una progressiva eliminazione con “potatura” delle sinapsi. Il modo in cui il cervello si sviluppa, determinerà le capacità cognitive, affettive e sociali dell’adulto.

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Gli studi di neurolinguistica sul plurilinguismo hanno evidenziato che l’acquisizione precoce di più lingue in un bambino “scolpisce” – a livello microanatomico – il cervello in maniera diversa rispetto all’acquisizione di un’unica lingua, oppure all’apprendimento adulto di una seconda lingua.

Secondo alcuni studi è emerso che le lingue a cui il soggetto è esposto entro i primi tre anni di vita vengono ricevute dal cervello come materne, buone potenzialità si hanno fino agli otto anni e poi queste capacità diminuiscono con la progressiva lateralizzazione dell’area cerebrale responsabile del linguaggio.

L’acquisizione precoce di più lingue determina competenze fonologiche e morfosintattiche che saranno immagazzinate nella memoria implicita (a lungo termine), la memoria  che riguarda i comportamenti automatici . Si avrà quindi un uso automatico e naturale della lingua che implica accento, morfologia e sintassi propri della lingua stessa.

La lingua appresa da un adulto si colloca nelle aree corticali ed è rappresentata dalla memoria esplicita (a breve termine), quella che riguarda tutte le informazioni che vengono richiamate consciamente e che modifica solo temporaneamente l’attività sinoptica. Il risultato è un’espressione lenta e a volte stentata con accento straniero e la presenza di numerose imprecisioni  morfosintattiche.

Dopo aver sfatato molti dei dubbi sull’apprendimento precoce delle lingue, parliamo ora dei benefici. I benefici più noti sono quelli dell’accesso a due culture, la maggior tolleranza verso altre culture, vantaggi futuri nel mondo del lavoro, ma soprattutto sul modo di pensare e agire in determinati contesti e situazioni.

Secondo recenti studi neuro scientifici, imparare una seconda lingua sin da piccoli migliora la capacità di “problem solving”, la creatività e il pensiero astratto. Chi è bilingue, inoltre, sembra avere migliori abilità matematiche, di lettura e decisionali rispetto a chi non lo sia. Una recente ricerca dell’Istituto Scientifico Universitario  “San Raffaele” ha dimostrato che le persone che conoscono due lingue possono contare su un maggiore sviluppo delle aree cerebrali che incidono sul prendere decisioni corrette e veloci perché ragionano molto più velocemente.

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Ma qual è l’età giusta per imparare?

Secondo i ricercatori prima si incomincia e meglio è. Il bilinguismo infantile è diverso dall’apprendimento di una lingua straniera in età adulta. Attraverso il “natural approach” , l’apprendimento è un processo spontaneo per il bambino. Spesso i bambini mescolano lingue e accenti formulando frasi “miste da un punto di vista linguistico, possiedono, comunque, due vocaboli per lo stesso oggetto e passano senza problemi da una lingua all’altra riconoscendo il parlatore autentico , e questo li avvantaggia anche nell’apprendimento di una terza o quarta lingua. L’esposizione alla seconda lingua deve essere sistematica ed intensiva e dovrebbe avvenire specialmente  con lezioni di insegnanti di madrelingua ed è estremamente favorita con le vacanze studio all’estero.

Un altro beneficio del bilinguismo è la consapevolezza che esista una prospettiva diversa rispetto alla propria. Questo decentramento cognitivo, definito “teoria della mente” dagli psicologi, si ritiene venga raggiunto con un anno di anticipo dai bambini che parlano due lingue rispetto a coloro che ne parlano una sola. Il bambino valuta costantemente la competenza linguistica dell’interlocutore per adottare la scelta della lingua al tipo di persona a cui si parli. E’ normale quindi che un bambino parli in una lingua con il suo compagno di giochi e nello stesso tempo in un’altra con un adulto. I benefici cognitivi riguardano anche il controllo esecutivo dell’attenzione nel passaggio rapido da un compito all’altro.

Per concludere, un’esposizione quotidiana ad una seconda lingua è di fondamentale importanza per lo sviluppo cognitivo del bambino. I bambini sono incoraggiati a pensare con spirito critico, a essere intraprendenti e creativi attraverso il potenziamento e l’innalzamento delle abilità linguistiche e comunicative per la formazione di adulti linguisticamente sempre più competenti come richiesto da un mondo del lavoro sempre più globalizzato.

Insomma, chi è bilingue ha una marcia in più.


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