Learning skills outside of class

Learning skills outside of class

Molto spesso, al termine di seminari di formazione in lingua inglese spesso i docenti mi chiedono di suggerire e illustrare strategie didattiche innovative che possano motivare maggiormente gli alunni all’apprendimento della lingua inglese.

Quando ciò avviene, mi torna sempre in mente un mio alunno, Gianni, che frequentava il terzo anno di un istituto tecnico dove ero arrivata fresca di studi universitari e con non molta esperienza di insegnamento. Pur essendo uno studente capace e volenteroso, a causa dei suoi lenti progressi in lingua inglese, appariva scoraggiato e un po’ demotivato.

A lui l’inglese piaceva e mi raccontava che nel corso degli anni di scuola media e nei primi due anni di scuola secondaria di secondo grado, aveva sempre cercato di impegnarsi per migliorare le sue abilità linguistiche, svolgendo con diligenza i compiti assegnati a casa dal suo insegnante, guardando, quando possibile, qualche film e video in inglese, e ascoltando canzoni dei sui cantanti stranieri preferiti. Tuttavia, nonostante gli sforzi profusi, i risultati finali non erano mai stati brillanti.

book-1836434_1280
Mi ricordo che all’epoca fui molto colpita dalle sue parole e anche sorpresa perché come docente anch’io spronavo i miei alunni a cogliere ogni occasione per migliorare la propria competenza linguistica. Ma erano quegli gli strumenti adeguati e il metodo giusto? Qual era la causa di questo “apparente” insuccesso? Analizzai da più punti di vista gli elementi del racconto di Gianni per individuare sia le cause del problema, che le possibili aree di intervento didattico.

Dovendo programmare le attività per l’intero anno scolastico (erano i primi giorni di scuola) bisognava mettere in campo strategie ed approcci didattici più efficaci per lui e per tutta la classe. Chiacchierando successivamente con tutti gli alunni, mi si accese la cosiddetta “ lampadina” e mi resi conto di come forse poca attenzione era stata data sino a quel momento un po’ da tutti i docenti all’insegnamento di strategie che potessero essere efficaci e valide per uno studio della lingua non solo in classe, ma soprattutto outside of class.
Forse per Gianni il problema dell’apprendimento della lingua inglese non risiedeva tanto nelle attività didattiche svolte in classe con il supporto del docente, o nei compiti diligentemente svolti a casa utilizzando il libro testo. La causa del suo insuccesso risiedeva anche e soprattutto nella mancanza di language practice fuori dall’aula.

Come insegnanti tendiamo a concentrarci su come poter aiutare i nostri studenti in classe e spesso tralasciamo di fornire loro gli strumenti e i metodi per continuare ad imparare la lingua anche quando tornano a casa. Voglio dire che forse ci capita di dare maggiore importanza al lavoro svolto in classe e di considerare gli homework come un mero esercizio o allenamento linguistico. In realtà, non possiamo non prendere in considerazione l’importanza di insegnare ai nostri alunni strategie che possano essere utilizzate per sfruttare al meglio le opportunità di pratica linguistica fuori dalla classe assegnando compiti più creativi e accattivanti in contesti di uso della lingua autentici.

learn-1820039_1920

1. Holistic English learning experience. Il primo passo dopo questa “illuminazione” fu quello di creare una “holistic English learning experience” che potesse estendersi anche fuori dalla scuola ed in ogni aspetto della vita degli studenti. Bisognava creare in classe un clima sereno di lavoro, che permettesse ad ognuno di sentirsi protagonista consapevole del proprio processo di apprendimento e di scoprire il proprio talento.

Il mio ruolo sarebbe stato quello di facilitatore e counsellor : dovevo influenzare la qualità della rete delle relazioni, presupposto del clima classe, non solo con le mie conoscenze, ma anche e, soprattutto, con il mio stile di insegnamento, le mie caratteristiche di personalità e il mio corredo valoriale. In quest’ottica, mi sono rifatta al pedagogical caring (Wentzel, 1997) metodologia basata su di un equilibrio fra gli aspetti prettamente didattici e i fattori affettivo-relazionali.

Ho quindi privilegiato la dimensione del “prendersi cura” dell’allievo, nella sua totalità, ho ri-considerato e in alcuni casi anche ri-dimensionato le aspettative di successo nei confronti della mia classe(spesso abbiamo aspettative troppo elevate per i nostri alunni), intensificato la capacità di ascolto e curato la restituzione di adeguati feedback. Tutto ciò ha favorito l’instaurazione di un clima classe funzionale ai miei obiettivi di insegnamento.

2. Stabilire obiettivi facilmente raggiungibili e realistici in modo da raggiungerli in tempi brevi e con regolarità. Uno degli elementi maggiori della frustrazione di Gianni era quello di non aver visto a breve termine miglioramenti nella sua competenza linguistica. Stabilire solo uno o due realistic goals per lezione (2-3 ore)e cercare di realizzarli in tempi non lunghissimi, dà ai ragazzi una maggiore serenità e la consapevolezza dei progressi che di volta in volta si stanno facendo ed evita l’ansietà da prestazione. Inoltre l’utilizzo di goal-setting worksheets permette allo studente di programmare insieme al docente le tappe della lezione d’inglese e di affinare le loro writing and planning skills: eccone un esempio.

english-2724442_1920

3. Concentrarsi su in–class strategies che possano tradursi in outside practice. Il docente deve concentrarsi su strategie che possano essere valide ed efficaci per gli studenti anche fuori dalla classe. E’ necessario eliminare il materiale inutile, cercare di sfruttare le tecniche di memoria, sfruttare la forza del richiamo (piú richiamo, meno studio), combinare approcci didattici testuali a approcci visivi o auditivi, ecc.

4. Esplicitare gli obiettivi e risultati attesi delle attività da proporre. E importante che gli studenti sappiamo la finalità del processo di apprendimento /insegnamento in atto poiché ne devono essere corresponsabili.

5. Utilizzare gli strumenti tecnologici per motivare gli studenti e suscitare il loro interesse. Tutti gli studi di didattica dimostrano che la motivazione ad apprendere è il fattore-chiave in ogni processo di apprendimento soprattutto di una lingua straniera. Molti nostri alunni sono già motivati ad interessati alla nostra disciplina, ma tanti altri hanno invece necessità di esserlo e allora l’insegnante deve essere creativo e individuare ciò che possa attirare la loro curiosità e attenzione.

La tecnologia ci aiuta perché fornisce una vasta gamma di prodotti e risorse per costruire l’interesse, non solo, ma è anche uno strumento che sanno e possono utilizzare con facilità a casa. Ecco qualche idea: impostare cellulare, portatile, televisione, navigatore e altri strumenti nella lingua che vogliamo imparare; comprare dvd in lingua o con sottotitoli; seguire trasmissioni radio o video; invitare gli alunni ad etichettare la propria stanza con i nomi dei vari oggetti nella lingua da apprendere, favorire scambi linguistici tramite programmi di videocomunicazione come Skype, scrivere Tweets e/o post in lingua su di un blog appositamente creato per le lezioni d’inglese. Validi esempi di video –clip in lingua inglese: qui.

issue-630293_1920
6. Dare agli alunni istruzioni chiare e idee che possono usare a casa. Molto spesso diamo per scontato che i nostri alunni abbiano esperienza di strategie di apprendimento dell’inglese. Per questo quando assegniamo i compiti diamo loro solo delle indicazioni generali, invece di essere espliciti e di fornire loro una vasta gamma di esempi.

Dobbiamo ricordarci che i nostri alunni non hanno il nostro background pedagogico per questo possono incontrare delle difficoltà se non forniamo istruzioni chiare. Mi ricordo che uno dei primi consigli che diedi a Gianni fu quello di “think in English”, quante volte lo ripetiamo ai nostri alunni? Ma come fare e che significa? Se volevo che lui mettesse in pratica questo consiglio dovevo fornirgli esempi di modi in cui incorporare questa attitudine nella sua vita.

Think in English può essere usato in pratica nelle circostanze piú svariate. Lo si può fare senza avere native speakers intorno. Ad esempio, un pomeriggio quando esco a fare una passeggiata provo a «nominare» le varie cose che incontro, o descrivere le scene che vedo. Incontro un mio amico che porta a spasso il cane, e penso quindi: come si diceva cane? E parco? E alberi? Come si dice passeggiare? E se volessi dire passeggiava, al passato? E cosí via per il resto della camminata. La stessa cosa può avvenire per ogni evento o momento della nostra giornata: family life, habits routines, holidays, sports and entertainement, taking care of a pet, friends, jobs, free time, etc. Ai più grandi e con maggiore competenza linguistica raccomando anche siti come:
www.newsela.com
www.newsinlevels.com
per permettere loro di immergersi in notizie, argomenti ed eventi tipicamente inglesi e di cui gli inglesi parlano. In questa maniera è possibile anche invitare gli alunni ad esprimere opinioni su quanto letto. Su questi siti vi sono articoli selezionati secondo livelli di conoscenza linguistica, dal livello più elementare a quello avanzato, con audio ed esercizi veloci e divertenti da poter svolgere outside of class.

7. Formare peer-groups per le attività in lingua. Sappiamo bene che per imparare una lingua gli studenti devono praticare l’abilità dello speaking con altri in situazioni autentiche. Formare peer groups è una maniera divertente per facilitare e incoraggiare questo. Così come spesso si assegnano lavori di gruppo fuori dalla classe in tante altre discipline, è possibile assegnare compiti da svolgere in gruppo a casa in lingua che abbiano anche la finalità della realizzazione di un prodotto finale: una webquest, la creazione di un blog linguistico, una presentazione in ppt in inglese, la realizzazione di una o più mappe concettuali, un ipertesto. Questi prodotti ci permettono di supervisionare adeguatamente il lavoro che via via viene svolto, di dare consigli durante la realizzazione del prodotto e di operare una valutazione finale sul processo di apprendimento.

architecture-2602013_1920
8. Avere una classroom library. Leggere costituisce uno degli strumenti più efficaci per migliorare la conoscenza di una lingua e affinare le abilità d decodifica del testo. Purtroppo però non tutti i nostri alunni hanno la possibilità di poter acquistare o avere a disposizione libri in lingua inglese. Non solo, ma tanti hanno bisogno di essere consigliati nella scelta del libro da leggere in base al proprio livello di conoscenza linguistica e ai propri interessi.

Cercare di avere in classe una propria biblioteca, di arricchirla con nuovi testi è una maniera per fare in modo che i nostri studenti abbiano accesso ad un adeguato numero di materiali di lettura da portare anche a casa. Possiamo fornire loro delle schede di lettura per facilitare la comprensione di quanto viene letto e per approfondire le abilità di decodifica di un testo. Un’altra idea potrebbe essere quella di accedere a delle librerie virtuali soprattutto se le risorse a disposizione sono limitate:
openlibrary.org
etc.usf.edu/lit2go
Gianni lavora oggi in un ufficio del Parlamento europeo, parla diverse lingue e utilizza costantemente la lingua inglese per il suo lavoro. I cambiamenti apportati nel suo metodo di studio outside of class hanno certamente contribuito al raggiungimento dei suoi obiettivi professionali.

Teacher Trainer
Anna Santorsola


Be a better teacher now!

Commenti