La salvezza e la redenzione nell’opera di Oscar Wilde

La salvezza e la redenzione nell’opera di Oscar Wilde

“La ricerca della bellezza è il vero segreto della vita”.

Trovandomi come ogni anno ad affrontare lo studio di Oscar Wilde con i miei studenti, ho voluto proporre un lato poco conosciuto di questo autore. Negli anni precedenti ho sempre analizzato il suo famosissimo ed unico romanzo “Il Ritratto di Dorian Gray”, proponendo la lettura della prefazione come manifesto dell’estetismo, e individuando nel testo gli elementi legati al tema del doppio, ai contrasti, alle luci e alle ombre dell’epoca vittoriana. In alcuni casi, quando la classe che avevo di fronte rispondeva con interesse e curiosità, ho inserito nel mio programma la lettura de “Il giovane re” dove, anche in questo caso, è stato possibile evidenziare una sorta di critica sociale e gli aspetti contraddittori di un’epoca.

Quest’anno la mia indagine si è indirizzata verso un altro filone, forse più complesso e meno immediato rispetto a quelli toccati negli anni precedenti. La mia ricerca è partita casualmente dalla rilettura de “Il Fantasma di Canterville” il cui finale ha portato alla mia mente collegamenti inaspettati con altri racconti di Oscar Wilde. Così, come in un gioco di scatole cinesi, coinvolgendo i miei alunni, è iniziata una ricerca che ci ha svelato accostamenti e tematiche inaspettati. Il finale di questo racconto, infatti, ci mostra come grazie all’aiuto di una bambina il fantasma riesca a liberarsi dalle catene di un incantesimo che lo rendeva prigioniero di un opprimente destino e nella liberazione o salvezza avviene la rinascita attraverso la fioritura di un bellissimo albero. Questo passaggio di stato dovuto ad un intervento superiore salvifico e riparatore mi ha riportato ai finali di altri racconti dove la mano del divino opera nella maggior parte dei casi per portare salvezza e verità.

Lo scopo del progetto portato avanti con la classe è stato proprio quello di individuare in alcune opere di Oscar Wilde il tema della salvezza, del perdono, della redenzione e del raggiungimento della bellezza nella verità di Dio. Nonostante, infatti, l’accostamento tra la presenza di Dio e l’adesione all’estetismo di Oscar Wilde sembrino stridere, dopo una approfondita ricerca sulla biografia dell’autore è emersa una sua notevole propensione al cattolicesimo e una diffusa presenza di Dio nelle sue opere.

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Ma dove possiamo riconoscere la presenza di Dio nell’opera di Oscar Wilde?

Non è ad esempio nel Principe Felice, in quella statua che piange perché in vita non si è accorto delle miserie umane e ora è tutta protesa nella missione di fare felice il prossimo e nella volontà di spogliarsi di tutti i gioielli con l’aiuto della rondine fino a sacrificare la propria vita? Non è forse nella scelta del Giovane Re di togliersi il suo prezioso abito e di vestire la vecchia tunica da pastore? Entrambi i gesti sembrano richiamare il sacrificio innocente del Cristo fatto da San Paolo “Spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo divenendo simile agli uomini” Fil , 2,6-7.

“Il cattolicesimo è la sola religione in cui morirei” disse in gioventù. Ma da quel momento non si espresse più sull’argomento poiché gli fu proibito. “Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la dolcezza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione avvicinarmi ad essa al più presto”. Il padre voleva difendere il buon nome della famiglia perchè a quel tempo diventare cattolico significava perdere in onorabilità. Ma egli era attratto da una Chiesa di persone dal cuore passionale e lo ribadì anche in uno dei suoi aforismi “la Chiesa Cattolica è soltanto per santi e peccatori, per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. Inoltre, nel 1877 fu folgorato da Pio IX, il Pontefice del Sillabo. Grazie ad un amico, Wilde fu ricevuto in udienza e ne rimase profondamente commosso al punto che dedicò al Papa e a Roma una poesia “ Urbs Sacra Aeterna”.

Lesson Plan

Sulla scorta di queste informazioni ho deciso di coinvolgere la mia classe nella ricerca di questi “messaggi” disseminati nelle opere dell’autore e produrre una relazione nella quali fossero presenti i collegamenti individuati. La metodologia che ho seguito ha rispettato i seguenti punti.

Obiettivi: approfondimento delle tematiche presenti nelle opere di Oscar Wilde, potenziamento delle abilità di lettura, traduzione e della capacità di riassumere un testo o di estrapolare da esso i concetti principali. Potenziamento della produzione scritta attraverso semplici elaborati o testi in lingua. Ampliamento del lessico. Potenziamento dell’esposizione orale.

Step 1 Presentazione dei testi. Come prima cosa ho presentato ai miei alunni i tratti salienti delle figura di Oscar Wilde e le sue opere principali sottolineando le tematiche principali.

Step 2 Divisione in gruppi. Ho diviso gli studenti in quattro gruppi formati da circa 4/5 elementi e ad ognuno ho assegnato un racconto. I testi analizzati all’interno di questo progetto sono stati i seguenti: “The Canterville Ghost”, “The Fisherman and his soul”, “The Happy Prince” and the “Young King”.

Step 3 Analisi dei testi. I ragazzi si sono cimentati nella lettura e traduzione del testo cercando di evidenziare tematiche, personaggi e simboli.

Step 4. Produzione scritta Dopo l’analisi del testo, i ragazzi hanno prodotto relazioni scritte, cartelloni o mappe che riassumessero i concetti principali e i contenuti del loro studio.

Step 5 Restituzione ed esposizione davanti alla classe. L’ultima parte del progetto ha visto i ragazzi impegnanti nella restituzione del loro lavoro di analisi davanti agli altri gruppi.

Conclusioni e risultato della restituzione

Le tematiche che sono presenti in questi quattro racconti, sono diverse e pare non abbiamo punti in comune. Tuttavia, superando una prima lettura superficiale rimaniamo colpiti dalla quantità di collegamenti che emergono via via che si approfondisce l’analisi. Infatti, si possono trovare varie tematiche anche complesse e profonde che collegano le quattro storie in apparenza non legate da di loro.

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Il Pescatore e la sua anima

Il tema principale è quello della salvezza, intesa come salvezza dell’anima o in generale la salvezza in Dio. Il racconto nel quale è più evidente questa tematica è “Il Pescatore e la sua anima”, dove il riferimento all’anima è presente ed evidente già nel titolo. In questo racconto, infatti, il protagonista è un pescatore che per amore di una sirena chiede ad un sacerdote di privarlo della sua anima e tutto il racconto è basato sullo sviluppo parallelo delle due storie, quella del pescatore e quella della sua anima. Nel finale avviene la rivelazione, la salvezza, la presenza benevola di Dio che perdona anche quando il sacerdote non è disposto a farlo. Così le anime dei protagonisti vengono portate in Paradiso e l’amore di Dio trionfa diffondendosi anche nei cuori più freddi e chiusi.

Il Principe Felice

Nel racconto “Il principe felice” abbiamo come protagonista la statua di un principe. Una statua molto bella competamente ricoperta d’oro e di pietre preziose. Grazie alla presenza di una piccola rondinella il principe potrà spogliarsi delle sue ricchezze ed aiutare la povera gente della sua città ma questo presuppone il sacrificio e la morte di entrambi i protagonisti della storia. Nel finale, la statua ormai imbruttita del Principe viene fatta fondere ma il cuore non si scioglie e viene gettato in un campo insieme al corpo morto della rondinella. Dio chiede al suo angelo di portargli le due cose più preziose che esitano sulla terra e l’angelo sceglie proprio il cuore del principe e il corpo della rondinella. Così dopo il sacrificio e la morte avviene la salvezza in Dio.

Il Giovane Re

Un altro racconto che abbiamo analizzato e nel quale avviene la salvezza del protagonista è “Il giovane Re”. Alla fine della storia il giovane re è salvato dalla sua avarizia e scope l’umiltà e l’amore per il prossimo. Così nel giorno dell’incoronazione svestirà simbolicamente i suoi ricchi abiti per indossare la sua vecchia tunica da pastore e la sua corona e il suo scettro si trasformeranno in una corona di spine e in un bastone di gigli fioriti. Come per miracolo.

Il Fantasma di Canterville

Ne “Il fantasma di Canterville”, il protagonista è appunto un fantasma che soffre perché intrappolato in un incantesimo e si presenta come entità negativa che infesta una casa abitata da una famiglia americana che si trasferisce in Inghilterra. Solo nel finale la sua anima viene liberata grazie all’amore di una bambina e il fantasma si trasforma in un bellissimo albero fiorito, liberandosi dalle catene della sofferenza e trovando la pace.

In tutte queste storie la presenza di Dio si rivela attraverso simboli e segni miracolosi quali fasci di luce che illuminano i protagonisti ( Il Giovane Re) la fioritura inaspettata di piante e germogli in luoghi aridi e collegati precedentemente alla morte o al freddo (Lo scettro del giovane re che diventa un bastone di gigli, la corona che diventa una corona di spine, i corpi del pescatore e della sirena che diventano fiori meravigliosi e il fantasma che si trasforma in una pianta fiorita).

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La favola nell’opera di Oscar Wilde

Dopo questa approfondita analisi circa i contenuti e i simboli presenti nei testi, la nostra attenzione si è spostata sul linguaggio e sulla forma. La caratteristica che ha colpito i ragazzi è che i personaggi e i luoghi non avessero una connotazione o una denominazione specifica ed è subito apparsa loro evidente la somiglianza col linguaggio delle favole e delle fiabe. Anche in questo caso è facile trovare fonti nei famosi scrittori di favole e fiabe del passato. Il racconto “Il pescatore e la sua anima” può ricollegarsi alla favola di Esopo “Il pescatore e il fiume” oppure alla fiaba di Christian Andersen “ The little Mermaid”.

Nei racconti di Oscar Wilde, infatti, possiamo ritrovare le caratteristiche tipiche delle favole di Esopo e allo stesso tempo delle fiabe della tradizione dei fratelli Grimm. Nella maggior parte dei casi i racconti non hanno coordinate spazio temporali e sono collocati in luoghi semplici e spesso simbolici: il palazzo del re, la piazza della città, la Chiesa, il villaggio di pescatori o pastori, il mare. Anche i personaggi ricordano quelli delle favole e delle fiabe poiché non hanno mai un nome e un cognome o una collocazione all’interno di un contesto storico, ma rappresentano un ruolo sociale o una professione e talvolta sono animali parlanti che compiono azioni paragonabili a quelle umane.

Essi hanno quasi sempre un “aiutante” che li affianca nello svolgimento di un compito o di una prova, sia esso un essere umano, un animale o una entità sovrannaturale ( la rondinella, il sogno, l’anima). La trama di questi racconti è piuttosto semplice e alla fine presenta sempre un messaggio o una morale in modo da fornire al lettore un elemento di riflessione circa tematiche profonde e importanti legate alla sfera morale, religiosa ed emotiva dell’uomo. Infine il linguaggio utilizzato per scrivere i racconti è semplice, quasi infantile, in modo da arrivare a tutti i ceti e classi sociali e culturali.

Feedback: La classe ha partecipato con interesse e viva curiosità a questo progetto. I ragazzi hanno acquisito maggiore autonomia nell’analisi testuale e si sono avvicinati a testi letterari con passione dimostrando di saper cogliere tematiche e concetti con profondità. Dal punto di vista della socializzazione il lavoro in gruppo ha evidenziato l’attitudine più o meno spiccata di ogni ragazzo di collaborare all’interno di un progetto. Anche la parte di esposizione orale di fronte al resto della classe, che inizialmente era ritenuta la più ostica da parte degli studenti, ha permesso loro di superare blocchi o timori e di raggiungere mediamente buoni risultati acquisendo maggiore sicurezza nel parlato.

 

Prof.ssa Francesca Tamani

 

 

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